Relatrici/ori
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Carmelo Rifici
Regista, direttore artistico LAC.
Classe 1973, laureato in Lettere Moderne, si diploma in recitazione e regia alla Scuola del Teatro Stabile di Torino.
        Inizia una lunga collaborazione con Luca Ronconi, dapprima nelle produzioni legate alle Olimpiadi di Torino 2006, poi (2006-2012) come regista assistente al Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa.
        In qualità di regista nel 2001 firma la regia di Cinque capitoli per una condanna, tratto da Victor Hugo, per il Teatro Stabile di Torino. Nel 2002 mette in scena Tre sorelle di Anton Cechov per il Teatro Verdi di Milano e il Teatro della Contraddizione di Milano. Dal 2003 al 2006 è regista residente al Teatro Litta di Milano dove allestisce Il giro di vite di Henry James, La tardi ravveduta di Giuseppe Giacosa, La signorina Julie di August Strindberg. Nel 2004 mette in scena I Giusti di Albert Camus, per il Teatro di Sinalunga. Nel 2006 firma la regia di Lunga giornata verso la notte di Eugene O’Neill per il Teatro Filodrammatici di Milano. Nel 2007 partecipa alle Manifestazioni di San Miniato con Il nemico di Julien Green; sempre per San Miniato firma La testa del profeta di Elena Bono nel 2009 e Anima Errante di Roberto Cavosi nel 2011.
        Nel 2008 firma la regia di Chie-Chan e io, dal romanzo di Banana Yoshimoto, adattamento di Giorgio Amitrano per il  Napoli Teatro Festival, nello stesso anno firma  Una notte di maggio di Abraham Yehoshua per il Teatro Due di Parma. Nel 2009 firma le regie de I pretendenti di Jean-Luc Lagarce e Il gatto con gli stivali, ovvero una recita continuamente interrotta, di Ludwig Tieck, entrambi per il Piccolo Teatro di Milano. Del 2010 sono le regie di Dettagli di Lars Norén per il Piccolo Teatro di Milano, Pocket Shakespeare per Teatro Due di Parma, Fedra di Euripide per l’Istituto del Dramma Antico di Siracusa.
        Nella stagione 2010/2011 firma le seguenti regie: Buio di Sonia Antinori per Teatro Due di Parma, Avevo un bel pallone rosso di Angela Dematté per lo Stabile di Bolzano, Nathan il saggio di Lessing per il Piccolo di Milano e Medea di Cherubini per il Ponchielli di Cremona. Nella stagione 2011/2012 firma le regie di Elektra di Hofmannsthal per il Teatro Stabile del Veneto e I puritani di Bellini per il Circuito Lirico Lombardo. Del 2012 è Giulio Cesare di Shakespeare per il Piccolo Teatro di Milano e La Rosa Bianca di Lillian Groag per lo Stabile di Bolzano.
        Firma inoltre le regie di L’officina di Angela Dematté per lo Stabile di Bolzano (2013), Materiali per Medea di Müller (per Proxima Res, 2012), Chi resta di Cavosi/Dematté/Gabrielli/Rifici (2013). Al Piccolo, nel gennaio 2014, ha allestito Visita al padre, testo inedito in Italia dello scrittore tedesco Roland Schimmelpfennig.
        È stato docente di recitazione e analisi del testo per il Corso di Perfezionamento per attori dello IUAV di Venezia. E’ stato inoltre docente al Corso di Perfezionamento Centro Teatrale di Santa Cristina diretto da Luca Ronconi,  alla Scuola del Teatro Stabile di Torino,  all’Accademia dei Filodrammatici di Milano.
        Dal 2015 dirige la Scuola di Teatro Luca Ronconi del Piccolo di Milano.
        Dal 2014 è direttore artistico di LuganoInScena del LAC di Lugano, dove dirige Gabbiano di Anton Cechov (2015), Ifigenia, liberata da Euripide, Purgatorio di Ariel Dorfman(stagione16/17)  e, nel 2018,  riallestisce Avevo un bel pallone rosso, spettacoli che ottengono un successo di pubblico e critica e lunghe tournée. Nello stesso anno dirige Il Barbiere di Siviglia che segna il debutto dell’opera lirica al LAC. E’ regista de I Cenci su musica e libretto di Giorgio Battistelli eseguito per la prima volta in lingua italiana, con la direzione musicale di Francesco Bossaglia (maggio 2019); I Cenci va in scena a Biennale Musica di Venezia e al Festival Aperto di Reggio Emilia (2020). Nel settembre 2019 firma la regia di Gianni Schicchi di Puccini e de L’heure espagnole di Ravel  al Teatro Grande di Brescia.
        Nel gennaio 2020 assume la direzione artistica del LAC, contestualmente firma progetto e regia di Macbeth, le cose nascoste, di cui è anche autore insieme ad Angela Dematté, che ha debuttato al LAC di Lugano nel gennaio 2020. Insieme a Paola Tripoli è ideatore di Lingua Madre, Capsule per il futuro progetto artistico inedito in corso sulla piattaforma digitale del LAC.
        Nel 2005 riceve il Premio della Critica, come regista emergente. Nel 2009 ha ricevuto il Premio Eti Olimpici del Teatro come regista dell’anno, il Premio della Critica, il Golden Graal e la nomination per i Premi Ubu sempre come regista dell’anno. Nel 2013 vince nuovamente il Golden Graal e il bando dei Teatri del sacro. Nel 2015 vince il Premio Franco Enriquez per il suo lavoro di direzione artistica al LAC di Lugano, nel 2017 lo vince nuovamente per la regia di  Ifigenia, liberata. Purgatorio viene scelto per le giornate svizzere del teatro come uno dei 7 spettacoli dell’anno. Nel 2019 vince il  premio ‘I numeri UNO,  organizzato dalla Camera di Commercio Italiana per la Svizzera (CCIS): premio volto a segnalare le personalità, che grazie al loro lavoro, si sono particolarmente distinte nelle relazioni tra Italia e Svizzera.


        ︎ Può una parola accendere un’intera frase? Per costruire un discorso si parte dal contenuto o da alcune parole chiave che già lo contengono? Quando leggo un testo, un romanzo o un saggio mi accorgo che la mia attenzione finisce e la mia mente si smarrisce quando non trovo la luminanza in una parola, la luce emanata dalla parola chiave, la parola che apre la porta, che illumina il territorio intorno a lei, la luce che si protrae da quella parola verso l’occhio vigile del lettore, o dell’osservatore. L’efficacia di un racconto o di un testo, amio parere, si mostra quando le parole vengono usate con sapienza. Trovo poco affascinanti quei testi che fanno sfoggio del linguaggio, che mettono belle parole una dopo l’altra per colorare un racconto che però nel suo farsi discorso rischia solo di essere una chiacchiera. La forza dei testi sta invece nella sapienza autonoma delle parole, anzi di alcune parole, che arrivano quasi per caso. Sono parole che possiedono un loro mistero, un loro doppio nascosto, mai realmente espresso, mai sottolineato. Quell’ombra però illumina tutto. E’ conoscenza che si propaga nello spazio, negli interstizi degli spazi bianchi tra una parola e l’altra.Prendiamo Eschilo per esempio, una traduzione logica di un suo testo, ovvero una traduzione che sistema le parole in un ordine di un italiano standard, dà allo spettatore o al lettore la possibilità di seguire una trama, la storia, ma non di scoprire il suo potere occulto, la sua forza nascosta. Che cosa succede però se la traduzione resta letterale, ovvero lascia le parole tradotte là dove la lingua greca le aveva messe? La storia forse sfuggirà, sarà meno lineare, ma fuori dalla logica narrativa della trama, la parola ha la possibilità di tornare ad essere ciò per cui è nata: liberatrice di energie e non protettrice di un solo significato. Cioè che dà luce al discorso non è l’orpello linguistico, non sono le frasi ben fatte, ma la parola giusta che si trova al momento giusto nel luogo giusto. La parola così diventa nuovamente Pharmakón, che lungi da essere solo rimedio è anche veleno. Nella Grecia Antica il medicamento poteva essere portatore di salute, ma anche dimorte. Così la parola nel discorso, può curare l’anima o avvelenarla. ─ CR

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Erik Altorfer
Regista, insegnante.
Regista teatrale e drammaturgo allo Schauspielhaus Zürich, Theater Neumarkt, Thalia Theater, Staatstheater Braunschweig, Luzerner Theater, Stadttheater Bremerhaven e Stadttheater Bern. Dal 2014 esperto di teatro per Pro Helvetia Cairo. Direttore di laboratori teatrali in Egitto, Bahrain, Bielorussia e Bolivia, tra gli altri. Produce radiodrammi per WDR, Deutschlandradio Kultur, SRF2.  Riceve il premio svizzero del teatro 2015 per il progetto d'autore "Dramenprozessor" insieme a Stephan Roppel e Peter-Jakob Kelting. Riceve varie menzioni tra cui quella per la Hörspielpreis der Kriegsblinden 2018 per "Geister sind auch nur Menschen" di Katja Brunner (maestra di Luminanza 2021). Erik insegna presso la ZHdk di Zurigo.

        ︎ L'altra luce. Stupore ad Airolo, quando il treno dal nord delle Alpi passava ancora attraverso il breve tunnel del Gottardo, il tunnel che il nonno di mia moglie aveva contribuito a costruire, un lavoro pericoloso che costò la vita a molti che volevano sfuggire alla povertà. Un tempo buio, un ricordo che contrasta con questa luce meravigliosa, la luce del sud, in cui credo già di poter percepire il mare. «Nieder mit den Alpen, freie Sicht aufs Mittelmeer», "Abbasso le Alpi, vista libera sul Mediterraneo", abbiamo cantato per le strade di Zurigo negli anni '80. E ora, prima di giungere al mare, faccio una sosta in Ticino e dirigo il mio sguardo con grande curiosità verso le nuove voci autoriali della Svizzera italiana. Grazie per questa opportunità, Luminanza! ─ LR




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Letizia Russo
Drammaturga.
Letizia Russo (Roma, 1980) è un'autrice italiana. I suoi testi sono rappresentati in Italia e all’estero. Tra i suoi titoli: Tomba di cani (Premio Tondelli 2001 e Premio Ubu 2003); Primo amore; Binario morto–Dead End (festival Shell Connections, National Theatre, Londra); Se ci sei batti un colpo. Ha curato la riscrittura per il teatro di alcuni classici, tra cui Madame Bovary, Il maestro e Margherita (ambedue diretti da Andrea Baracco), Ivan (da I fratelli Karamazov). Una raccolta dei suoi testi è pubblicata da Ubulilbri.

        ︎ Ho guardato gli occhi di un felino quando vede la sua preda. In quell’istante tra la vista e l’attacco, tra l’attacco e la cattura, tra la cattura e il gioco, e ancora il gioco, e ancora il gioco, finché giocare diventa uccidere, o scappare, gli occhi del felino brillano di una luce nera. Di una luminanza che è tutto: istinto fame gioia piacere rabbia segreto possesso gelosia sorpresa fallimento meraviglia. Quando un felino e la sua preda lottano, vivono in pochi minuti e tutto insieme quello che un essere umano sperimenta, se ha fortuna, in una vita intera. Scrivere è essere il felino e la preda insieme. Giocare, giocare. Fino alla morte. ─ EA



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Julia Haenni
Drammaturga.
Julia è nata nel 1988 in Svizzera. Lavora come scrittrice, regista e performer. Ha studiato regia all'Università delle Arti di Zurigo (ZHdK) e studi di teatro e lingua e letteratura tedesca all'Università di Berna/alla Freie Universität di Berlino.
        Lavora in diverse collaborazioni ed elabora opere e testi per giovani e anziani, con dilettanti e professionisti, per piccoli spazi artistici e per grandi palcoscenici in patria e all'estero.
        Per Julia è sempre importante mettere in discussione i canoni dei formati artistici e le strutture di lavoro-potere tradizionali. Crede che il linguaggio produca la realtà e che quindi possa anche cambiarla. E che il palcoscenico sia un luogo dove tutto è possibile. Un luogo dove le cose possono essere regolate, comprese, sperate, smontate, riassemblate, immaginate e disegnate nel futuro. Ecco perché lavora anche su temi femministi, scrive spettacoli con modelli di ruolo ampi e nuovi per le donne e cerca di ripensare/cambiare le descrizioni del lavoro di un regista e di un drammaturgo.
        Ha iniziato la sua carriera insieme al suo collettivo teatrale Das Schaubüro, che ha co-finanziato e co-diretto. Tra il 2011 e il 2016 hanno realizzato diversi progetti teatrali e spettacoli a Berna e Zurigo. I suoi lavori come regista e scrittrice sono stati presentati a Schauburg Monaco, Konzert Theater Bern, Kosmos Theater Vienna, Theater Chur, Schlachthaus Theater Bern, Tanzhaus Zurich, Theater Winkelwiese Zurich, Fabriktheater Zurich, Bühne Aarau, Theater Karlsruhe, Orchester Theater Heidelberg, Kurtheater Baden, Théâtre Poche Geneva, ecc.
        Dal 2015 al 2017 ha lavorato come co-curatrice per il progetto artistico transdisciplinare e site-specific Transform organizzando "Art Happenings" nello spazio pubblico della città di Berna. Nel 2016/17 ha avuto la possibilità di far parte del programma svizzero di borse di studio per giovani drammaturghi Dramenprozessor, dove ha scritto la sua opera Frau im Wald, che è stata presentata in anteprima dalla compagnia teatrale svizzera Theater Marie ed è stata invitata a Heidelberger Stückemarkt 2018, Dramafest a Città del Messico 2018 e Teatro Moscú a Buenos Aires nel 2021.
        Nel 2019 è stata scrittrice in residenza al Konzert Theater di Berna, dove è stata creata una sua opera teatrale femminista ("Frau verschwindet (versionen)"). È stata premiata con il premio letterario di Berna 2020. Sempre nel 2020, ha pubblicato una prima raccolta di testi brevi con il titolo "Kiosktexte" (Verlag Edition Taberna Kritika). Dal 2019 dirige il teatro Junge Marie in Svizzera. I suoi testi sono rappresentati da Verlag der Autoren e L'Arche editeur.



        ︎ Lichtdichtendas
licht ist dicht wenn man schreibt. es leuchtet aus den worten hinaus in die welt und die welt leuchtet zurück in die worte hinein. oder umgekehrt. jedenfalls weben sie irgendwie gemeinsam einen teppich, die welt und deine worte, unsere worte, ihre worte. einen teppich der unsere füsse auffängt und in die luft wirbelt. und wieder auffängt. und wieder durch die welt fliegt damit. i can show you the world. shinning shimmering splendid. also los. dichte dichte lichter in die welt hinein auf dass andere zurückleuchten, zurückantworten können, zurückbeantworten vielleicht. oder sie sich alle zumindest im dunkeln finden, zusammen ein bier trinken und merken: wir sind ja gar nicht so allein. und dann wirds heller. ─ JH
        ︎ Comporre luce
la luce è densa quando si scrive. risplende dalle parole nel mondo e il mondo risplende di nuovo nelle parole. o viceversa. in ogni caso in qualche modo tessono insieme un tappeto, il mondo e le tue parole, le nostre parole, le loro parole. un tappeto che accoglie i nostri piedi e li fa volteggiare in aria. e li accoglie ancora. e ancora con esso volano attraverso il mondo. i can show you the world. shinning shimmering splendid. quindi via. componete componete luci nel mondo in modo che gli altri possano risplendere, rispondere, forse rispondere. o almeno trovarsi l'un l'altro nel buio, bere una birra insieme e realizzare: non siamo così soli. e allora diventa più luminoso."- traduzione di Daniela Allocca ─ JH ─ traduzione di Daniela Allocca


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Angela Dematté
Drammaturga.
Drammaturga e attrice nata e cresciuta in Trentino, sceglie Milano come sua residenza d’artista. Dopo una laurea in Lettere e un diploma all'Accademia dei Filodrammatici, lavora come attrice finché inizia, nel 2009, la sua attività di autrice: scrive Avevo un bel pallone rosso e vince il Premio Riccione e il Premio Golden Graal. Il lavoro è messo in scena da Carmelo Rifici con il quale inizia una profonda ricerca che produce, tra gli altri: L’officina, Chi resta, Il compromesso, Ifigenia, liberata e Macbeth, le cose nascoste. Negli stessi anni lavora come dramaturg e autrice per i registi Renato Sarti, Sandro Mabellini, Valter Malosti e soprattutto per Andrea Chiodi. Scrive, dirige e interpreta Mad in Europe che vince il Premio Scenario 2015 e il Premio Sonia Bonacina. Nel 2019 la città di Trento le conferisce il Premio Aquila d’Oro per la cultura. Nella sua ricerca indaga le potenzialità e i limiti del linguaggio identitario, argomento su cui ha creato diverse masterclass. Il suo lavoro nell’ultimo anno, a partire dalla collaborazione con ISI Foundation, JRC di Ispra e con Carmelo Rifici al LAC, si concentra sul dialogo con la scienza come necessità di indagine sull’uomo futuro. La pandemia la spinge ad indagare il dialogo tra la scrittura teatrale e nuove forme offerte dal web e da spazi non teatrali. Per il progetto Lingua Madre produce un documentario sperimentale sul tema del rituale. Con Daniele Filosi sta lavorando alla produzione di cinque monologhi teatrali per uno spettatore a partire dall’Antologia di Spoon River. I suoi testi sono pubblicati in Italia, Francia, Svizzera, Germania ed Egitto. Lavora con importanti teatri come: LAC di Lugano, Piccolo Teatro di Milano, Theatre de la Manufacture di Nancy e diversi Teatri Stabili italiani. È madre di tre figli.

       ︎ Luminanza è parola scientifica, si direbbe. Eppure sento in lei qualcosa di antico, terrigno e ironico. Forse perché fa rima con transumanza, o perché appare come il modo di sostantivare in modo buffo qualcosa: una luce al lavoro, una serie di torce al lavoro, camminanti, transumanti appunto. Una di quelle parole che stanno a metà tra scienza e sonetto, formatesi quando osservazione, misurazione del mondo e parola poetica erano ancora strettamente collegate. Ma uscendo da quel che sento, leggo che la #luminanza come parola scientifica considera il punto di vista di chi fruisce la luce, non di chi la produce. C'è un altro, dunque, che osserva. Ed è lui che accende, inconsapevolmente, la luce. ─ AD


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Heike Dürscheid
Dramaturg, insegnante.
Heike Dürscheid nasce nel 1972 a Freiburg in Brisgovia. Ha studiato germanistica e anglistica presso Freiburg e Heidelberg. È drammaturga presso il Teatro nazionale a Mannheim e a Heidelberg. Dal 2001 lavora al concepimento e l'organizzazione dello Stückmarkt di Heidelberg, un festival teatrale e un concorso per drammaturghi emergenti che si tiene ogni anno al teatro Heidelberg del Baden-Württemberg, in Germania, di cui dirige la programmazione teatrale nel 2003. Dal 2004 al 2009 lavora come drammaturga presso il Teatro di Lucerna.
Dal 2009 Heike Dürscheid vive a Basilea e lavora come docente alla Hochschule für Gestaltung Basel e come dramaturg indipendente e responsabile della comunicazione per il teatro. Dal 2011 al 2019 è direttrice del programma di formazione in drammaturgia contemporanea svizzera Stück Labor Basel. Da luglio 2021, è responsabile delle sezioni Giovani & Performance del Dipartimento della Cultura di Basilea Città.

        ︎ Es ist grossartig, dass Luminanza in die zweite Runde geht. Der Versuch, eine Dramatiker*innen-Szene im Tessin aufzubauen und zu vernetzen, ist lange überfällig. Ich freue mich, über die künstlerische Kraft und Energie, die hier produziert wird und bin sehr glücklich, dass ich auch in der zweiten Ausgabe des Projekts dabei sein darf. Ich wünsche mir, dass Luminanza die Strahlkraft erreicht, die im Titel steckt. Dass hier relevante Theatertexte entstehen, die unsere Gesellschaft aus verschiedensten Perspektiven beleuchten. Dass ein spannender Austausch entstehen kann, künstlerische Reibung und Zündstoff, dass sich Funken entzünden. Und dass das Projekt ein Leuchtturm wird, der weit über das Tessin hinaus Zeichen sendet. ─ HD
        ︎ È fantastico che Luminanza passi al secondo turno. Il tentativo di costruire e mettere in rete una scena teatrale in Ticino era atteso da tempo. Sono entusiasta della forza e dell'energia artistica che si sta producendo e sono molto felice di far parte della seconda edizione del progetto. Mi auguro che Luminanza raggiunga lo splendore che è nel titolo, che si producano testi teatrali rilevanti che sappiano illuminare la nostra società dalle prospettive più diverse, che possa nascere uno scambio emozionante, che ci sia carburante e attrito artistico e che le scintille si accedano. Mi auguro che il progetto diventi un faro che lancia segnali non solo in Ticino, ma ben oltre. ─ HD



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Francesca Garolla
Dramaturg, autrice, insegnante.
È dal 2005 nello staff del Teatro i, dove partecipa alle principali produzioni come dramaturg e autrice, è nella direzione artistica ed è socia del teatro. Sviluppa inoltre un forte interesse per la ricerca e approfondisce un autonomo percorso autorale. Diversi i suoi progetti con la regia di R. Martinelli (Prima della pensione di T. Bernhard, Incendi di W.Mouawad, Hildadi M.Ndyaie e Lotta di negro e cani di B-M. Koltès). Ha firmato la regia e l’adattamento drammaturgico di Elettra. Quel che rimane da Elettra o La caduta delle maschere di M. Yourcenar (2006) e di Non dirlo a nessuno (tratto da I.Bachmann Il Buon Dio di Manhattan, 2008). È autrice di N.N. Figli di nessuno (2o1o) selezionato e tradotto in francese (progetto Face à face – Parole di Francia per scene d’Italia) e presentato a Le Théâtre - Scène Nationale de Saint-Nazaire, al Festival Ring / La Manufacture - Centre Dramatique National Nancy-Lorraine, e al Théâtre National Populaire de Villeurbanne La Colline-Lione.
     Tra i suoi testi:  Solo di me-se non fossi stata Ifigenia sarei Alcesti o Medea(2013) presentato da La Chartreuse-Centre National des écritures du spectacles (Festival d’Avignone 2015) e all’interno del progetto Fabulamundi Playwriting Europe; Tu es libre (2015-2016) , poi tradotto in francese e segnalato da la Comédie Française come uno dei testi più significativi della stagione 2017/2018. Il suo ultimo progetto è Io sono testimone (2019). Si occupa  di una riscrittura integrale ispirata a Lo Straniero di Camus. Nel 2020 è l’unica autrice europea selezionata dalla Cité Internationale des Arts di Parigi nell’ambito della scrittura creativa. È autrice selezionata in Italia per il progetto internazionale Fabulamundi. Collabora con il Lac di Lugano come Dramaturg e autrice.


        ︎ Della luce sottile, dell'erba, del respiro vorrei intuire l'origine e il modo.
Il segreto dei bambini e degli animali. Quello che loro sentono, vorrei sentire.
L'odore di quel che nasce.
È nella luminanza delle cose che si accorcia la distanza tra noi e l’altro da noi.
Nel fragore di quello che brilla il tempo e lo spazio coincidono.
Ed è scienza, ma anche poesia. ─ FG



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Monica Capuani
Giornalista, traduttrice e drammaturga.
È nata culturalmente sui banchi del Liceo classico Virgilio di Roma, e all’Università La Sapienza, dove si è laureata con Alberto Asor Rosa in Letteratura Italiana, con una tesi su Boccaccio. Come giornalista freelance, è nata sulle pagine de L’Espresso di Claudio Rinaldi. Ha sempre affiancato al giornalismo un’attività di traduzione letteraria dall’inglese e dal francese, e ha al suo attivo la traduzione di una settantina di romanzi. Il teatro è una passione incoercibile fin da bambina. Dai diciassette anni, vinse tre volte il concorso di critica teatrale dell’ETI, poi Tommaso Chiaretti, critico di Repubblica, la prese sotto la sua ala e forse oggi, se non fosse scomparso prematuramente, farebbe il suo mestiere. Ama Londra e il teatro contemporaneo.
        Tra il 2017 e il 2019 ha organizzato Contemporary, un ciclo di incontri tra teatranti italiani e inglesi all’Istituto Italiano di Cultura di Londra, e nel 2018 è stata direttore artistico della prima edizione dell’Italian Theatre Festival al Printroom at the Coronet, a Notting Hill. Negli ultimi anni ha scelto il teatro a tempo pieno in un ruolo di sua invenzione: “scout, traduttrice e promotrice teatrale”. Perché i testi li sceglie, li traduce e cerca di suscitarne la messa in scena, in Italia e all’estero. Alla Biennale Teatro 2019, il direttore artistico Antonio Latella l’ha invitata a tenere un workshop di Traduzione per il Teatro, dove è arrivata con 100 testi teatrali tradotti. Ad oggi sono 135.


        ︎ Fiat lux
Sia luce

Suum sequitur lumen semper innocentiaL’innocenza è sempre seguita dalla propria luce

Lotio post mensam tibi confert munera bina: mundificat palmas, et lumina reddit acuta

Un lavaggio dopo la mensa ti reca due favori: ripulisce le mani e rende acuta la vista

Luminanza.
Che sia luce.
C he sia luce d’innocenza e di verità.
Che sia chiaroveggenza di un teatro che vede il presente e intuisce il futuro.

─ MC



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Sarah Jane Moloney
Drammaturga, regista e traduttrice.
Dopo aver studiato letteratura all'Università di Losanna, ha completato un Master in pratica teatrale avanzata alla Royal Central School of Speech and Drama (Londra). Nel 2018, è stata premiata con la borsa di studio in drammaturgia Stück Labor, nell'ambito della quale è stata autrice in residenza e drammaturga presso il teatro POCHE /GVE per la stagione 2018-19. Per Stück Labor ha scritto Sappho X, presentato a POCHE /GVE in gennaio 2020. Sappho X è stato tradotto in tedesco da Frank Weigand e pubblicato nelle riviste Theater der Zeit et Scène : Neue französische Theaterstücke. Sempre nel 2020, ha ricevuto il Prix Artistique de la Ville de Nyon. In 2021, ha tradotto l'opera teatrale A Play for the Living in a Time of Extinction di Miranda Rose Hall, diretto da Katie Mitchell e in scena al Théâtre Vidy-Lausanne in settembre 2021. Attualmente sta lavorando a una nuova opera teatrale intitolata Alptraum.

        ︎ Journée de novembre, un novembre couleur cendre, cendre le ciel, cendre le pavé, cendre le lac, cendre les plumes de cygnes assoupis, un rêve de distance, ou plus précisément un rêve de loin-près, un rêve de pseudo-femme, qui ne demande rien, qui n’espère rien, qui ne peut pas être instruite, qui ne peut pas être dé-robée, le lac fouetté par le vent, la marée, comment apprendre les marées, haute ou basse je ne sais jamais, me baigner peut-être, mais sans avoir soif, car l’eau a une place mais sa place est mouvement, est-il possible de décevoir l’eau je me demande, plutôt y ruisseler, comme les flammes habitent le feu, comme le feu s’étanche lui-même, regarde là au bord de mon âme – luminanza! ─ SJ
       ︎Giornata di novembre, un novembre color cenere, cenere il cielo, cenere il pavimento, cenere il lago, cenere le piume dei cigni assopiti, un sogno di distanza, o più precisamente un sogno lontano -vicino, un sogno di una pseudo-donna, che non chiede nulla, che non spera nulla, che non può essere insegnata, che non può essere derubata, il lago sferzato dal vento, la marea, come imparare le maree, alte o basse non lo so mai, fare il bagno forse, ma senza avere sete, perché l'acqua ha un posto ma il suo posto è movimento, è possibile deludere l'acqua mi chiedo, piuttosto scorrervi, come le fiamme abitano il fuoco, come il fuoco si spegne da solo, guarda al bordo della mia anima – luminanza! ─ SJ


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Emanuele Aldrovandi
Autore, sceneggiatore, traduttore e regista.
Ha scritto numerosi testi teatrali vincendo, fra gli altri, il Premio Riccione-Tondelli, il Premio Hystrio, il Premio Pirandello, il Premio Fersen e il Mario Fratti Award ed è il recente vincitore del ︎︎︎Nastro d'Argento. È fondatore e direttore artistico dell’Associazione Teatrale Autori Vivi, ha lavorato con alcuni dei più importanti teatri italiani, fra cui Teatro Elfo Puccini di Milano, ERT–Emilia Romagna Teatro Fondazione e Teatro Stabile Torino – Teatro Nazionale, e ha partecipato a progetti internazionali, fra gli altri, con Opera di Pechino, LAC Lugano Arte e Cultura e The Tank Theater New York. È uno degli autori selezionati da Fabulamundi. Playwriting Europe e i suoi testi sono stati tradotti, messi in scena e pubblicati in inglese, tedesco, francese, spagnolo, polacco, sloveno, ceco, rumeno, catalano e arabo. Per il cinema ha scritto e diretto tre cortometraggi, presentati in numerosi festival nazionali e internazionali, ricevendo vari riconoscimenti fra cui l’Unicef Award e il Premio Rai Cinema ad Alice nella città – Festa del cinema di Roma. Insegna alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano e tiene vari workshop in Italia e all’estero.

        ︎ Un testo teatrale può essere visto come un castello di mattoncini Lego. Può avere la torre, il ponte levatoio, il fossato, i cannoni e le balestre. Può essere affollato o deserto, medievale o distopico, integro o raso al suolo, può avere le fondamenta o ergersi su una nuvola e a un certo punto può essere decostruito e immaginato come qualcosa d’altro. Le possibilità sono infinite, si può scegliere il proprio modo per guardare la realtà o per trasformarla, si può illuminare o farsi abbagliare dalla luminanza, si può fare tutto ciò che si vuole, ma bisogna conoscere i mattoncini. ─ EA

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Matteo Luoni
Autore, drammaturgo, tutor del progetto Luminanza.
Nasce in provincia di Varese nel 1987. È diplomato autore alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi e laureato in Comunicazione all'Università San Raffaele di Milano. Tra i suoi testi teatrali: L’ anatomia degli affetti, supervisione registica di Lucia Calamaro, Elettra, parte dello spettacolo vincitore premio UBU e premio della Critica 2016 Santa Estasi. Atridi: otto ritratti di famiglia di Antonio Latella; Aiace, per la regia di Linda Dalisi, con cui divide la drammaturgia; Adios, che firma assieme a Simon Waldvogel; Le ossa danzanti, uno studio di Pablo Solari; e Deliquio, per la regia di Domenico Ingenito. A Settembre 2020 fa il suo debutto alla Biennale di Venezia sezione Teatro con il testo Elia Kazan: Confessione Americana per la regia di Pablo Solari. Ha partecipato allo Studio Européen presso La Chartreuse di Villeneuve Lez Avignon e al Drama Lab di Fabulamundi Playwrighting Europe. Lavora inoltre come copywriter e autore per studi di comunicazione e pubblicità.